mercoledì 14 aprile 2004

Apprendiamo dal sito della FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) che, secondo il ministero dell'Ambiente, la promozione dell'uso della bicicletta non è utile ai fini della tutela dell'ambiente.

La FIAB è nata dal federarsi di gruppi locali cosidetti "cicloecologisti", ed è nata subito come associazione ambientalista, per promuovere "l'uso della bicicletta con iniziative per migliorare mobilità e qualità della vita urbana e per la pratica di una forma di escursionismo rispettosa dell'ambiente".

Orbene, non per ottenere finanziamenti o privilegi (che nei fatti tale riconoscimento ormai non consegue), ma affinchè ne sia riconosciuto ufficialmente il ruolo di promozione della bicicletta a "tutela dell'ambiente", la FIAB già nel 1994 ha presentato al Ministero dell'Ambiente istanza di riconoscimento quale "associazione di protezione ambientale".

Dopo 10 anni di attesa (e quasi ogni anno ci si chiedeva di aggiornare la documentazione, senza poi decidere nulla) la FIAB ha opposto all'inerzia del Ministero un ricorso al TAR del Lazio. Il TAR ha condannato il Ministero a risponderci.

La risposta è stata sconcertante: domanda respinta.

La motivazione addotta dal Ministro - lo scopo prioritario dell’associazione è la promozione dell’uso della bicicletta, non configurabile – prioritariamente – come finalità di protezione ambientale - contraddice tutte le indicazioni sulla mobilità sostenibile finora pervenute dal Ministero stesso.

Ministero cioè che, sotto diversi governi, ha finanziato convegni e pubblicazioni a favore della bicicletta come mezzo di trasporto sostenibile (ad. es, la famosa pubblicazione della UE "Città in bicicletta, pedalando verso l'avvenire").

Insomma, non è possibile pensare che, dopo quanto è già stato fatto ed è già stato detto dal Ministero stesso, questo receda a posizioni "retrograde" per le quali la bicicletta è un gioco per bambini o un attrezzo sportivo, senza valenze trasportistiche e di protezione ambientale.

Forse che associazioni di promozione dell'auto ad idrogeno o di promozione della bicicletta a pedalata assistita avrebbero avuto più probabilità di essere riconosciute? Serve per forza un motore? Non lo vogliamo nemmeno pensare. Ci auguriamo che tutto ciò sia dovuto alla frettolosità di qualche funzionario zelante, che di tutt'altro si occupa fuorchè di mobilità sostenibile.

Contro questa incredibile decisione la FIAB sta predisponendo le opportune iniziative legali. Anche se ci daranno ragione in sede giurisdizionale non sarà comunque abbastanza: nel nostro Paese la bicicletta deve finalmente assumere il ruolo che le spetta e che in molti Paesi europei, da anni, non viene nemmeno messo in discussione.

La FIAB chiede anche la nostra solidarietà con una PETIZIONE ON LINE, per chiedere al Ministero di rivedere questa sua decisione, palesemente, manifestamente contraddittoria con ogni politica di mobilità sostenibile.

Firma anche tu la petizione on-line promossa dalla FIAB.


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