giovedì 6 settembre 2012

Abbiamo ricevuto qualche giorno fa questa mail da un cittadino, che ci ha consentito di pubblicarla. La mail era indirizzata a noi per conoscenza, ma i destinatari primari erano alcuni tecnici comunali e gli uffici della Polizia Municipale del Q3.

La pubblichiamo integralmente, chi scrive non è nostro associato ma dice le stesse cose che diciamo da tempo noi e la lettura del testo serve per capire gli sviluppi successivi della vicenda, che pure non è finita.

 

Possibile che i ciclisti non siano mai considerati? Ieri pomeriggio, tornando da lavoro mi sono imbattuto in un interruzione della pista ciclabile. Arrivato sul punto dell'interuzione (di pochi metri) scopro che la chiusura è totale e che non è previsto alcun percorso nemmeno pedonale alternativo. Mi è toccato scendere lo scalino del marciapiede, percorrere un pezzo di lungarno contromano e risalire sulla pista. Tutto questo per un'interruzione di 5 metri scarsi! Stamattina ho percorso la pista in senso inverso (lungo il corso dell'Arno) ed ho fotografato il cartello (foto qui accanto, ndr). Non è facile capire che arrivati al punto dell'interruzione non ci sono altre vie di uscita, concordate?

Nell'immaginazione dell'Amministrazione cosa dovrebbero fare i ciclisti in presenza di un simile cartello? Possibile che non ci sia ancora un minimo di cultura e di rispetto per chi utilizza la bicicletta per la mobilità cittadina?Possibile non fosse possibile qualche alternativa che garantisse l'utilizzo della pista, almeno nelle ore al di fuori dell'orario di lavoro (ieri sera quando sono passato la pista sarebbe stata percorribile perchè non c'era nessuno a lavorare). Sono sicuro che i lavori avessero interessato anche la sede stradale avreste imposto un semaforo per regolare l'accesso delle auto e dei mezzi impegnati per i lavori. In alternativa pregherei i tecnici del Comune di suggerire un percorso alternativo per i ciclisti, piuttosto che lasciarli in mezzo al lungarno (che peraltro è a senso unico) in balia delle automobili o di costringerli a percorrere strade carrabili.Quali percorsi dovrei utilizzare per andare da piazza Ferrucci a via Erbosa, non potendo utilizzare la pista del lungarno?

La domanda è pertinente. Se la pista è chiusa, da dove passo senza rischiare la pelle?

Per una volta, però, la risposta è arrivata. Un funzionario della Polizia Municipale ha avuto l’accortezza di rispondere alla richiesta e anche in modo piuttosto preciso e dettagliato. Non succede spesso che i cittadini trovino risposta, quando la trovano è in burocratese antico, che sia un funzionario della Polizia Municipale a farlo è importante e maggiore merito e menzione sono dovuti per aver risposto in modo chiaro e comprensibile. Non possiamo riportare il testo integrale della risposta, non avendo chiesto l’autorizzazione, ma i punti salienti sono

-       È stato fatto un sopralluogo dopo la ricezione della mail (bene, altro merito)

-       Il provvedimento che regola il cantiere è citato con tutti i dettagli utili a rintracciarlo (benissimo, ottimo esempio di trasparenza)

-       Si dice che le bici possono andare sulla carreggiata, rispettando il senso di marcia (non ce n’era bisogno, lo si sapeva già)

-       Si dichiara (testuale) l'impossibilità, dettata dalle caratteristiche della strada, di creare percorsi alternativi protetti.

 E qui casca l’asino. Impossibile creare percorsi alternativi protetti? E perché mai? La mail del funzionario non lo specifica. Peccato, fino a quel momento era andato benissimo, dando dettagli e rispondendo con precisione, ma è caduto sul punto più importante. Perché non si possono creare percorsi? E’ davvero così?

Secondo il funzionario della polizia municipale, il percorso di ritorno verso il Q3 dovrebbe seguire della viabilità ordinaria fino a Piazza Ravenna percorrendo la Via Giampaolo Orsini. Fossimo in auto, perfetto. Ma come fa giustamente notare il nostro amico ciclista in una successiva mail:

E da Piazza Ravenna come si riprende la pista ciclabile che si collega a quella di via Villamagna senza fare infrazioni? Percorrendo la corsia autobus? Passando per i marciapiedi? O forse percorrendo anche via Adriani e rientrando su via Villamagna? Così' per 5 metri di occupazione suolo pubblico si obbligano le bici a percorrere 3 km tra il traffico.

Proviamo a rispondere alla domanda che ci siamo posti: è davvero impossibile creare un percorso alternativo? No, non è affatto impossibile e non è nemmeno complicato. Lungarno Ferrucci è piuttosto largo, ci sono due corsie, se ne può restringere una (non chiuderla, restringerla!) utilizzando dei new jersey, o delle meno ingombranti transenne, realizzando così un tratto misto ciclopedonale protetto. Lungo addirittura 5 (cinque) metri. Metri, non chilometri. Abbiamo segnalato la possibilità alla municipale e ai tecnici, attendiamo risposta.

Al solito, il problema è di tipo politico, di indirizzo, e anche tecnico: manca l’attenzione alle biciclette, manca il pensare un secondo di più per trovare una soluzione pratica e praticabile.

La questione non è conclusa, come detto attendiamo risposta dalla municipale alla nostra sollecitazione e alla soluzione proposta. Nel frattempo, probabilmente, i lavori saranno conclusi e il cantiere rimosso. Ma la battaglia non finisce, si tratta di una questione di principio e di civiltà il ricreare sempre un percorso sicuro in caso di chiusura per qualche motivo delle piste ciclabili.


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