lunedì 8 agosto 2005

Sotto il motto "I pazzi siamo noi" circa 25 ciclisti di ogni età, ceto, razza e religione sono partiti da piazza Beccaria per avventurarsi verso est, sui due lati dell'Arno e concludere con la cena al Pub Ulisse nel parco di San Salvi, dove erano però arrivati ad una trentina.

L'itinerario metteva a frutto quasi tutto quello che esiste in quella parte di Firenze quanto a rete ciclabile, ed è stato assai istruttivo oltre che dilettevole. Dopo un primo sprint in viale Giovine Italia l'orda piombava in piazza Piave dove subito il gruppo di testa guidato dal leader carismatico Gianni T. si faceva ingannare dalla geniale segnaletica, mentre i ritardatari, frenati dal cavilloso Valerio, rischiavano di perdere il contatto.Per fortuna che non c'erano eroici e occhiuti vigili urbani, altrimenti il drappello di testa sarebbe stato subito multato: ha infatti imboccato d'infilata Lungarno Pecori Giraldi non avendo notato con i visori a raggi X forniti dall'associazione FirenzeInBici che sul lato Carabinieri esiste un tratto di pista ciclabile invisibile a chi non sappia già che c'è. Mancando anche gli attraversamenti ciclabili prima e dopo la porta di Piazza Piave il tratto è stato utilizzato solo dai ritardatari fustigati al rispetto della legge dal solito Valerio.

Ma il destino era in agguato: nel tentativo di imboccare i giardini ciclabili di Lungarno del Tempio si è dovuto attraversare l'incrocio con Ponte S. Niccolò, anch'esso privo di attraversamenti ciclabili, costringendo sia il gruppo dei ciclo-disobbedienti che quello dei bigotti del codice a commettere infrazioni in sella e rischiare la collottola. I giardini stessi hanno rasserenato gli animi e, dopo essersi lasciata alle spalle una muta di Doberman inferociti, il gruppo si è riunito, rafforzato dall'impavido Stefano-Stranamore, proseguendo sul Lungarno Colombo e mettendo in fuga numerosi pedoni allibiti e convinti che lì le bici non potessero circolare. Qualche ciclodisobbediente ha lanciato bottiglie Mineralov e gridato marameo senza ulteriori danni.

In affanno il gruppo ormai sgranato ha raggiunto il ponte Da Verrazzano e si è avventato su corsie e marciapiedi per guadagnare l'imbocco dell'Albereta. Nonostante una insidiosa rotatoria in Piazza Ravenna, abilmente evitata con altre infrazioni da ergastolo (in Texas anzi da iniezione letale) il drappello ha fatto echeggiare grida di gioia sulla riva dell'Arno.Il percorso sterrato è stato agevolmente superato, alcuni ciclisti maschi hanno dato prova di cavalleria porgendo il passo ad affascinanti signore sui loro destrieri al momento di salire sulla parte inferiore del ponte di Rovezzano. Testimoni oculari (forse poco attendibili) mormorano che siano state addirittura prese in spalla le bici delle gentil donzelle, ma la notizia non è confermata.

Dato che il drappello rischiava di entrare a far parte del manto asfaltato e dover anche risarcire i paraurti danneggiati nel traffico contromano è stato scelto il male minore: in fila indiana sul marciapiede per fortuna sgombro di pedoni. Altre manifestazioni di cavalleria fuori-moda alla discesa dal ponte sul periglioso pendio sterrato in via di Varlungo, cancellate però da un tentativo di saccheggio della Pizzeria Il Cigno da parte di cicloteppisti affamati. Per fortuna ha avuto successo un intervento da veri pompieri sindacali, che hanno fatto balenare succulenti ristori a poche centinaiai di metri.

All'altezza del Sasch Hall di nuovo una insidiosa rotatoria superata senza vittime e senza infrazioni (cosa incredibile!!), sottopassaggio della Ferrovia con ennesima invasione del marciapiede, sollievo nel rimergere in via del Gignoro.Qui il gruppo ha sostato in mezzo alla rotatoria oblunga, respingendo forsennati attacchi di clacson, mentre coraggiosi esploratori individuavano ardimentosamente il varco nel bel giardino di Via del Mezzetta. Ricostituita la formazione da battaglia secondo gli insegnamenti di Rommel venivano superati altri sbarramenti anticarro e si giungeva all'interno del Parco di San Salvi.

Legati i destrieri ad ogni genere di pali (anche della tortura) il branco affamato e assetato si è barricato dietro numerosi tavoli del Bar Ulisse e ha intimato: "Osti della malora, se non ci date da mangiare subito qui succede uno strucinìo". Sull'orrendo pasto non sono disponibili documenti storicamente accettabili (e forse è meglio così) ma voci insistenti suggeriscono che dopo i primi brandelli di crostoni sanguinolenti siano state tenute infiammate orazioni contro Homo Longis, Mal-tulli, l'uomo di gomma dell'ufficio mobilità ragnetti, la Lady di ferro e altri personaggi della Direzione Im-Mobilità.

Solo il calar della notte ha riportato la pace nella zona.


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